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Cazzo!
Autore: "Apolio"
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Amaro in bocca e cerchio
alla testa!
-Che bella giornata!-
penso, sollevando le coperte. Il freddo raddrizza
immediatamente i peli delle gambe… sono nudo! Niente di
sconcertante se non fossi solo, ma l’altra piazza del
letto è vuota…
- E Virginia?-
Deve essere già andata
via, o forse deve ancora arrivare, o non è mai stata qui
o magari non verrà mai.
– Che male alla testa
cazzo! Che ora è?-
La sveglia sul comodino
lampeggia quattro zeri in digitale
–Cazzo!-
Provo ad alzarmi e un
leggero dolore alle palle mi ricorda la bocca di
Virginia –Quindi è stata qui!- ma il cuscino intatto
dall’altra parte del letto mi dice di no.
Vado alla finestra… non so
ancora se sia giorno o notte, non ne ho idea… la
tapparella è bloccata e non esiste uno spiraglio che
lasci anche solo intravedere l’esterno.
–Cazzo!-
Sono ermeticamente chiuso
in camera.
Esco.
Vado in cucina e preparo
un caffè, accendo la televisione… lei sa sempre che ora
è… ma non appena schiaccio il tastino rosso sul
telecomando un fastidiosissimo fruscio assordante inonda
la casa e migliaia di formiche bianche e nere si
inseguono sullo schermo
– Cazzo!-
Già, dimenticavo, Pablo,
il cane di Alex, ha sbranato il cavo dell’antenna…
l’anno scorso.
Pazienza.
Berrò il caffè e me ne
tornerò a letto… prima o poi passerà questo mal di
testa…
-Cazzo!-
Aspetto steso sul divano e
finalmente è pronto il mio caffè (gorgoglio della moka e
aroma nell’aria… ho ricreato la mattina… che lo sia per
davvero?).
Lo verso in una tazzina e
lo butto giù d’un fiato… scotta…
-Cazzo!-
…e il mal di testa si
acuisce.
Apro il frigo e lo scopro
vuoto come l’ultima volta, come l’altra ancora, come
sempre… ah no! C’è lei, la mia cara bottiglia di
sambuca, la cara zia Sam… lei sa sempre darmi ciò di cui
ho bisogno. Ne riempio un bicchiere e sorseggiandolo mi
dirigo in camera mia. Al centro del corridoio che sto
percorrendo c’è una pozzanghera di vomito (ma prima
dov’era?), deve essere mio, o di Virginia ammesso che
sia stata qui; la scanso e inavvertitamente poso il
piede nudo in una pozzanghera più in là, al bordo del
corridoio, scivolo…
-Oh cazzo!-
…e non ho più il bicchiere
in mano, cado pesantemente col culo per terra, nel
vomito ovviamente, e dal tremendo dolore al deretano
intuisco che il bicchiere deve essersi frantumato sotto
le mie chiappe nude
-CAAAAAAAZZOOOOOOO!!-
Mi rialzo ed ho una
scheggia conficcata nella natica destra,
-Cazzo!-
penso, e vado in bagno zoppicante, estraggo la scheggia
e per fortuna non sanguino.
Non ho idea di quanto
tempo sia passato da quando sono sveglio, ma di sicuro è
una giornata del cazzo.
Apro la finestra del
bagno, devo ancora capire se sia giorno o notte…
impalcature!
I lavori alla facciata del
mio condominio mi impediscono di guardare il cielo e i
teloni di plastica blu non fanno filtrare la luce,
ammesso che ce ne sia.
-Cazzo!-
dico, mentre richiudo la finestra.
Torno in cucina, riempio
un altro bicchiere di sambuca, lo poggio sul tavolo e mi
siedo a contemplarlo…-possibile che non ci sia un modo
per scoprire che ora è, cazzo? Non posso neanche uscire
di casa… cioè… potrei uscire, ma poi non potrei più
rientrare visto che l’unico mazzo di chiavi l’ho dato a
Virginia ed è già andata via… o deve ancora arrivare… o
checcazzonesò! La radio!!!- e sento di avere la faccia
contratta in un’espressione simile a quella che deve
aver avuto Guglielmo Marconi nel momento in cui l’ha
inventata. Inserisco la spina, schiaccio il bottone
dell’accensione e ottengo solo un allegro miscuglio di
sibili e fruscii e gorgoglii e cambiando stazione
ottengo solo la variazione delle loro intensità.
-Cazzo!
Cazzo! – e solo dopo l’imprecazione ricordo di aver
letto su un volantino affisso nell’atrio del mio palazzo
che presto avrebbero installato un nuovo ripetitore per
la telefonia mobile e che per qualche giorno le
trasmissioni radio avrebbero avuto dei problemi.
-Eccheccazzo!
Non posso neanche guardare sul telefonino né usarlo per
chiamare perché l’ho perso quattro giorni fa. Il
telefono fisso me l’hanno isolato tre mesi fa…! CAZZO!-
e vuoto metà bicchiere.
-Me ne frego! Non
m’importa sapere che ora è, non m’importa sapere se è
giorno o notte, presto o tardi, quello che ho da fare
posso farlo quando mi pare… cazzo!- e vuoto del tutto il
bicchiere il che mi crea una sensazione di fame perciò
apro il freezer, prendo l’unica bistecca presente
materializzatasi non si sa bene quando né come e la
metto in padella. Mi sento sereno ora, non sento più il
fiato del tempo sul collo, sono calmo, rilassato e
infatti tutto va bene… ho anche trovato una bistecca.
Lascio sfrigolare la
bistecca sul fornello in cucina e vado in camera a
vestirmi, prendo il primo paio di pantaloni che trovo
sulla sedia e li indosso… metto le mani in tasca… nella
destra trovo qualcosa… un pezzo di carta… tiro fuori…
una banconota da dieci euro!
-Cazzo!-
Torno in cucina sorridente
e metto su un CD dei 99 posse e la canzone “cerco ‘o
tiempo” mi sembra la più adatta. Finisco di mangiare con
soddisfazione la mia bistecca, accendo una sigaretta e
ascolto il tempo che passa.
Bussano alla porta.
Immagino sia Virginia…
-perché non entra? Ha le chiavi!- e mi avvicino alla
porta
-chi è?-
-Il tempo… Pasquale apri!-
-Non ho bisogno di
giornali grazie (come fa a conoscere il mio nome?) e poi
io leggo l’Unità!-
-Non sono il giornale,
sono il tempo con la Ti maiuscola. Apri!-
-Non mi serve né Il
Giornale né il Tempo… ho in casa l’Unità e mi basta!-
-Ma io sono il Tempo, sono
quello che cerchi da quando sei sveglio, sono le ore, i
minuti, i secondi, i giorni…-
Apro la porta e dall’altra
parte… ci sono io!
-Cazzo!-
sussulto
-Oh cazzo!- risponde
l’altro me.
-Che succede? …chi sei?
…che vuoi? …che fai? …che cerchi? …checcazzo?!-
E senza rispondere mi si
lancia addosso… vedo l’altro me stesso-il tempo venirmi
incontro e incomincia una brutale lotta corpo a corpo.
Lui è molto forte e non credo di poter fare molto per
uscirne vivo. Improvvisamente riesco a metterlo con la
schiena a terra e con un paio di pugni in piena faccia
gli spacco il naso e lo stordisco (che brutto vedersi
sfigurati da se stessi), mi rialzo e lo prendo a calci
nello stomaco, il suo respiro è ormai un rantolo (sto
ammazzando il tempo). Ad un tratto si mette carponi e
cerca di uscire dalla porta.
-Bravo bastardo, vai via!-
lui si ferma, si gira a guardarmi
-Certo, vado via, stavolta
hai vinto tu, ma alla fine, proprio alla fine,
nell’ultimo tuo giorno, sarò io a vincere.-
Gli sputo in faccia
–Bastardo!- gli ringhio chiudendo la porta.
-cazzo!-
e svengo.
Riapro gli occhi e sono a
letto, sotto le coperte.
-Che bella giornata!-
penso sollevando le coperte. Il freddo raddrizza
immediatamente i peli delle gambe… sono nudo. Non sono
solo, Virginia accanto a me dorme ancora, la luce
accecante del sole invade la stanza attraverso la
finestra.
Sorrido.
Vado in bagno e apro la
finestra: il cielo è azzurro e gli operai che smontano
l’impalcatura dal mio palazzo mi salutano un po’
imbarazzati a vedermi nudo.
Piscio allegramente.
Torno in cucina e accendo
la radio che sta passando i Doors.
Vado in camera e la
sveglia sul comodino segna le 6:43.
-Virginia…….. Virginia……
VIRGI’!-
-Mmmmmmmmhhhhhhh?-
-Ho fatto un sogno del
cazzo! Era solo un sogno… capisci? Solo un sogno!-
-Va bene… sono contenta!
Ora dormi o non ti sveglierai in tempo per andare a
lavorare Pasquale!-
-IO SONO SEMPRE IN TEMPO… IO SONO… IL TEMPO… CAZZO!!!-
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